Su Populu Sardu

14 Mag
Ventimila unità in meno nell’industria negli ultimi cinque anni. Più di diecimila lavora-tori negli ammortizzatori sociali nell’ultimo biennio. Più di seicento imprese in crisi. L’urgenza di una strategia per rilanciare la crescita
I numeri della crisi economica in Sardegna
 La segreteria regionale della “Cisl” sarda, nel valutare la dimensione della crisi economica della Sardegna, lo stato delle vertenze di settore e aziendali, soprattutto nei settori produttivi, e l’utilizzo degli ammortizzatori sociali, ritiene indispensabile un comune piano di rilancio della crescita economica tra Regione e sindacati e l’adozione di politiche industriali e per il lavoro in grado di dare risposta ai disoccupati, ai precari e a quanti si ritrovano ad utilizzare gli ammortizzatori sociali.

È significativo il monitoraggio della crisi industriale: negli ultimi cinque anni, dal 2004 al 2009 (per quest’ultimo anno la media riguarda per il momento le rilevazioni dei primi tre trimestri), i lavoratori dipendenti occupati nell’industria sono diminuiti di ventimila unità. Nel 2004 gli occupati erano centotredicimila, nel 2009 erano novantaquattromila (tre rilevazioni). La percentuale dei lavoratori dipendenti occupati nell’industria, nel terzo trimestre 2009, rispetto al totale dei lavoratori occupati nei diversi settori, è al 19,9percento, la percentuale più bassa degli ultimi cinque anni; infatti nel terzo trimestre 2004 la percentuale degli occupati dell’industria era al 26,7percento.

Il lasso temporale preso in esame è sufficientemente adeguato per dare una valutazione non congiunturale della crisi dell’industria in Sardegna. Si tratta di leggere questi dati considerando anche in termini aggiuntivi il ruolo che, proprio nel 2008, nel 2009 e nei primi mesi del 2010, hanno svolto gli ammortizzatori sociali in deroga, in primo luogo la cassa integrazione. Infatti, in questi anni, la cassa integrazione, nelle diverse varietà, ha ridotto il numero dei licenziamenti, evidenziando comunque una crisi senza precedenti del sistema produttivo isolano. Si aggira intorno alle diecimila unità il numero dei lavoratori interessati dagli ammortizzatori sociali.

Alla luce di questi dati, e della crisi dei settori produttivi, la Cisl Sardegna fa alcune brevi riflessioni: i lavoratori, ed il sindacato che li rappresenta, sono impegnati in durissime lotte, azienda per azienda, a difendere il diritto al lavoro e alla continuità dell’attività produttiva; la gestione delle crisi aziendali “casa per casa”, è una scelta naturale, obbligata e necessitata, per rappresentare al meglio le esigenze dei lavoratori e per responsabilizzare le società sulle ragioni del diritto al lavoro; ma anche per tentare di frenare la fuga di importanti società multinazionali, e per raggiungere accordi che concilino le esigenze dei lavoratori con quelli delle imprese.

Allo Stato e alla Regione, e per loro al Governo nazionale e alla Giunta Regionale, compete però la responsabilità primaria di promuovere la crescita economica, il rilancio dei settori produttivi e industriale, con adeguate politiche di settore; al Governo ed alla Giunta Regionale il sindacato, in considerazione della drammatica crisi, sollecita una strategia, da confrontare e condividere con il sindacato e le parti datoriali, finalizzata a promuovere il lavoro, a sostenere lo sviluppo delle imprese e la capacità attrattiva del territorio isolano; la Regione ha quindi la responsabilità non solo di sostenere i lavoratori nella fase della vertenzialità aziendale, ma di concorrere a eliminare o ridurre le diseconomie esterne al processo produttivo e a rafforzare tutti i fattori della produzione.

È indispensabile pertanto, secondo la Cisl, un programma pluriennale di sviluppo per le attività produttive e, conseguentemente, la predisposizione tra Stato e Regione di un Accordo di Programma Quadro che individui risorse, strumenti, soggetti imprenditoriali e misure di intervento, anche selettive e di natura fiscale, per promuovere una nuova fase di crescita economica. Si tratta quindi di rafforzare l’attività dell’unità di crisi interassessoriale con l’apertura di un confronto tra Regione, sindacati e parti datoriali sulle politiche e sulle strategie necessarie a rilanciare l’industria e i settori produttivi; ma anche a riaprire il tavolo a Palazzo Chigi con il Governo e ad avviare un dialogo con l’Unione Europea.

LA SARDEGNA SIAMO NOI, TUTTI NOI. PERCHE’ QUESTO PUO’ CAPITARE A TUTTI, NESSUNA REGIONE ESCLUSA. E, SE OGGI E’ SUCCESSO A LORO E CI DICIAMO ITALIANI ED UNITI, BISOGNA COMINCIARE A RACOGLIERE LE FIRME PER UNA PROPOSTA DI LEGGE CHE DEFISCALIZZI AL MASSIMO LE ATTIVITA’ SARDE, CHE ORGANIZZI COOPERATIVE DI LAVORO CHE RECUPERANO IL LAVORO DEGLI OPERAI, DEGLI ARTIGIANI, DEI PASTORI.
IL NOSTRO BLOG LANCERA’ UNA CAMPAGNA DI RACCOLTA PER FAR CAPIRE CHE L’INCAPACITA’ POLITICA, IL PLAGIO DEGLI ELETTORI DETERMINANO DISASTRI NEI NUCLEI FAMILIARI E NELLE PERSONE. LA QUESTIONE SARDA SARA’ LA BATTAGLIA. NON LASCIAMO SOLO QUESTO POPOLO CHE HA DATO AL PAESE INTELLETTUALI, STATISTI, ARTISITI. SIAMO TUTTI SU POPULU SARDU.
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