Salafiti, Israeliti, Maroniti ed Assassini…

15 Apr

Nell’esprimere enorme dolore per la morte di Vittorio Arrigoni, cooperatore impegnato nella difficile situazione della striscia di Gaza, tentiamo di proporre un minimo di informazione su chi sono quelli che, ad oggi, sono accreditati come gli assassini del nostro Amico. Pur restando dubbi che la lunga mano israeliana possa aver partecipato all’eliminazione di una persona scomoda al potere imperante, condanniamo da questo blog ogni forma di integralismo, politico, religioso, culturale. Da una rapida analisi, si può sin d’ora affermare che Vittorio sia stato scelto come vittima sacrificale con lo stesso metodo con cui hanno scelto Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, Enzo Baldoni e tanti altri che, pur non contando politicamente troppo, sapevano tanto ed erano liberi da padroni e false suggestioni. Gaza e la questione palestinese sono una vera vergogna per il popolo israeliano ed il mondo tutto. La palese ipocrisia degli interessi politici a scapito della vita umana. E tutto questo in diretta televisiva! probabilmente, i palestinesi valgono meno dei libici.

vittorio arrigoni

I gruppi salafiti a Gaza e in Nord Africa Sono tre i principali gruppi movimenti salafiti attualmente operativi nella Striscia di Gaza e che rappresentano una spina nel fianco per Hamas. Si tratta del Jund Ansar Allah (i Soldati di Dio), del Jaish al-Islam (l’Esercito dell’Islam) e del Jaish al Umma (l’Esercito della Nazione). Il più pericolo di questi gruppi per Hamas e per gli equilibri dell’area è quello dei Jund Ansar Allah.

Il leader di questo gruppo salafita, Abdul Latif Abu Moussa, è stato ucciso dai sicari di Hamas durante gli scontri dell’agosto 2009. Nonostante la perdita del suo leader, il movimento non solo è sopravvissuto, ma si è rafforzato soprattutto grazie al commercio attraverso i tunnel clandestini nel sud della Striscia di Gaza.

I salafiti si rifanno al movimento islamico della Salafiyya, che letteralmente significa ‘Movimento degli antenati’, fondato dal riformista egiziano Rashid Rida verso la fine dell’Ottocento. Le organizzazioni salafite si caratterizzano per una rigorosa ideologia apocalittica che comprende un netto rifiuto di tutto quanto è relativo all’Occidente.

Il loro obiettivo è quello di ristabilire il ‘vero Islam’ tramite il ritorno alle fonti, ovvero al Corano e alla Sunna del Profeta Maometto. Nella maggior parte dei casi sono riconducibili direttamente ad al-Qaeda. In passato le autorità di Hamas hanno tentato di reprimere, senza successo, il complesso universo salafita presente nella Striscia di Gaza. Sempre più giovani appaiono attratti dall’estremismo religioso.

Ispirati da Osama bin Laden ma non direttamente collegati ad Al Qaida; estremisti sul piano religioso e politico e in concorrenza con Hamas, che giudicano troppo morbido nell’applicare la Sharia, estraneo all’ideale del Califfato mondiale predicato da Bin Laden e troppo prono al compromesso politico-militare. La galassia salafita, una cui nuova sigla oggi ha rivendicato il rapimento del volontario italiano Vittorio Arrigoni e minaccia di ucciderlo, ripropone lo spettro di una realtà che negli ultimi anni ha dato concreti (e cruenti) segnali di espansione nei Territori.

Un anno fa un portavoce del movimento salafita Abu al-Hareth affermò che nella Striscia di Gaza, Al Qaida “può contare su 11 mila sostenitori”. Ma la consistenza delle fazioni che lo compongono non è facile da determinare. Gli analisti locali concordano sul fatto che si tratti di soggetti ancora largamente minoritari rispetto a Hamas, che dispone di almeno 25.000 uomini armati, controlla sostanzialmente il territorio della Striscia e sembra godere tuttora di un consenso popolare abbastanza diffuso. Ma se alcune sigle appaiono gusci vuoti, altre raccolgono già decine se non centinaia di adepti votati alla morte, propria e altrui: inclusi miliziani ultrà fuoriusciti da Hamas poichè delusi dai “compromessi” imputati all’ala politica del movimento.

Con alcuni di questi ‘deviazionisti’ Hamas è parso voler stabilire in passato un modus vivendi: per esempio con Jaysh al-Islam, legato al potente clan familiare dei Doghmush e coinvolto in operazioni congiunte come la cattura del militare israeliano Ghilad Shalit. Con i gruppi più riottosi, invece, è scoppiato il conflitto aperto, come nel caso di Jaysh al-Umma, il cui capo, Abu Hafs, è stato arrestato, e sopratutto di Jund Ansar Allah (i Guerrieri di Allah): protagonista nel 2009 di una ribellione vera e propria, con decine di ‘mujaheddin’ armati nella moschea-bunker di Rafah, stroncata nel sangue da Hamas solo dopo una violenta battaglia campale di diverse ore.

I gruppi salafiti in Nord Africa e Medio Oriente. Il Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento (GSPC) è un gruppo terrorista islamista nato negli anni Novanta, nell’ambito della guerra civile algerina con lo scopo di ribaltare il governo algerino ed istituirvi uno Stato islamico. Con il declino del Gruppo Islamico Armato (GIA), il GSPC restava il maggiore gruppo ribelle, con circa 300 guerriglieri nel 2003, e con un piano di assassinii di personale della polizia e dell’esercito algerino. Nel 2005 si è affiliato ad Al-Qaeda, rinominandosi “Al Qaida nel Maghreb islamico”.

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