i Tesori dei Dittatori

25 Mar

Le autorità britanniche hanno scoperto il tesoro di Muammar Gheddafi nella City di Londra. Lo rivela il britannico Telegraph, secondo cui sono stati identificati vari beni tra cui una magione da 10 milioni di sterline ed altre proprietà e beni per un valore pari a 20 miliardi di sterline. Il governo di David Cameron dovrebbe confiscare i fondi nel giro di qualche giorno.
“La principale priorità è di far uscire tutti i britannici dal paese – ha spiegato una fonte di Whitehall, sede del ministero del Tesoro britannico, giustificando il fatto che si sia deciso di attendere prima di congelare i beni – ma poi saremo pronti a muoverci sui beni di Gheddafi, il lavoro e’ in corso e monitorato ai più alti livelli”.

Il governo italiano non ha la minima intenzione di congelare i beni finanziari detenuti in Italia dal colonnello Gheddafi. Una nuova riunione tenuta ieri dal Comitato presieduto dal direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli, è servita solo a ribadire che tutti i guardiani del mercato finanziario (dalla Consob alla Banca d’Italia fino a tutti gli intermediari come la Borsa e le stesse banche) sono strenuamente impegnate nel cosiddetto monitoraggio.

Tutti con il binocolo, stanno di vedetta per notare tempestivamente eventuali vendite di titoli Unicredit o Finmeccanica da parte del (rispettivamente) primo e terzo azionista, Gheddafi appunto.
Il comunicato pubblicato ieri sul sito del ministero dell’Economia è talmente chiaro (anche se solo in un certo senso) che val la pena riportarlo testualmente: “Il Comitato di Sicurezza Finanziaria (CSF) si è riunito oggi presso il ministero dell’Economia con l’obiettivo di verificare la corretta applicazione in Italia delle sanzioni decise dall’Unione europea della Decisione 2011 del 28 febbraio e rese operative a tutti gli effetti anche nel nostro paese con la pubblicazione del Regolamento 204 del 2 marzo scorso nel quale vengono indicati i nominativi delle persone per le quali sono congelati tutti i fondi e le risorse economiche appartenenti, posseduti, detenuti o controllati (art. 5)”.

la casa dei Gheddafi a Londra

Secondo il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, quei quattro aggettivi usati nel regolamento europeo (appartenenti, posseduti, detenuti o controllati) non indicano la disponibilità a qualsiasi titolo dei beni nelle mani delle 26 persone indicate (Gheddafi, la sua famiglia e i suoi più stretti collaboratori) ma semplicemente le proprietà personali. Il pacchetto di maggioranza relativa (7,5 per cento) dell’Unicredit, per esempio, è diviso tra i portafogli della Banca centrale libica e della Libyan Investment Authority (Lia), due istituzioni finanziarie che per le autorità italiane sono perfettamente autonome una dall’altra, quindi anche da Gheddafi, per cui non scatta il tetto del 5 per cento di azioni Unicredit che vale per ogni altro comune mortale.

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