Energia Pulita

24 Mar

No al catastrofismo, ma attenzione alla crescita demografica: nel 2050 saremo nove miliardi di persone. Ma sarà la tecnologia a salvarci. Buono il piano europeo sulle emissioni: ora si tratta di attuarlo. E di convincere gli scettici. Quanto alle energie alternative al petrolio, le soluzioni praticabili sono tre: il nuovo solare termodinamico, le biomasse di terza generazione e le correnti marine

carlo rubbia


È uno degli scienziati italiani più conosciutial mondo. Ma il premio NobelCarlo Rubbia non è soltanto un fisicoteorico, è anche un apprezzato organizzatoredi ricerche e sperimentazioni in varicampi. Da qualche mese è consigliere delgoverno italiano per le energie alternative.Professore, studi e ricerche amplificatidai media ci sottopongono vari quadri piùo meno catastrofici del mondo al 2050:grandi aree desertificate, mari che invadonoampie zone costiere, centinaia dimilioni di persone costrette a migrare.Lei come si immagina il futuro?Al di là degli allarmismi talvolta eccessivispesso amplificati dai mass media,resta il fatto che nel 2050 il mondopotrebbe trovarsi in una situazione moltograve se globalmente si continuerà aseguire degli scenari business as usual. Inaltre parole, per garantire un futuro accettabileper le generazioni future, è necessariomodificare profondamente e quantoprima possibile il nostro approccio nell’affrontarepolitiche idonee a riconciliareenergia e ambiente. Oggi ci sono 6,5miliardi di persone sulla terra. Nel 2050saranno 9 miliardi. Anche se meno mediatizzatidei cambiamenti climatici, anchealtri gravi problemi ci attendono, associatisia alle carestie dovute all’insufficienzadelle colture, oggi ancora sovrabbondanti,sia alla mancanza di acqua.Guardando a più breve termine, ci sono(anche nei rapporti Ipcc) scenari più gradualistie altri che ipotizzano non un peggioramentolineare, ma un’accelerazionedrammatica dei fenomeni climatici. Unoscenario pubblicato dal Pentagono ipotizzaaddirittura una crisi in Europa al 2010per la deviazione della Corrente delGolfo. Lei come scienziato che cosa siaspetta?Un cambiamento drammatico dovutoalla deviazione della Corrente del Golfonon è certamente per il 2010, ma potrebbeavvenire a causa dell’estinzione dei ghiacciaipolari e dei cambiamenti di salinitàdell’acqua. Questi fenomeni sono possibilise l’aumento di temperatura raggiungessealmeno 4 gradi centrigradi al secolo, cioèall’incirca il doppio di quanto prevedono lestime attuali. Ci sono comunque grandissimeincertezze e va ricordato che un talefenomeno si è gia verificato più volte nellastoria del nostro pianeta.Clima, energia e acqua sono tre problemiglobali strettamente correlati. Non pensache finora sia mancato un approccio sistemicoda parte delle organizzazioni internazionalie dei governi?Certamente sì, nel nostro Paese poi spessomanca addirittura un coordinamento alivello dei singoli ministeri. In generale, siriscontra un profondo scollamento tra laretorica della politica in merito ai cambiamenticlimatici e le priorità nell’assegnarele relative risorse e finanziamenti. Tra idecisori persiste un sostanziale scollamentotra i discorsi che si fanno a tutti i livelli suicambiamenti climatici e la dura realtà deibilanci e di altre priorità. È urgentementenecessaria una nuova visione. Solamentegrazie a un nuovo e immediato sforzo nellaRicerca e Sviluppo e adeguati finanziamentiindirizzati a sorgenti di energia innovativepotremo riuscire a modificare la tendenzaattuale. Abbiamo bisogno di nuovi grandisviluppi nella scienza e nel mondo industriale.La tecnologia ci salverà? In quali campipossiamo sperare in salti tecnologici importantiper affrontare l’insieme di questi problemi?La risposta a questi problemi cruciali puòvenire essenzialmente dalla tecnologia. Lerinnovabili attuali, di prima e seconda generazione, così come il nucleare di oggi nonsono in grado di sostenere interamente lasfida della sostituzione dei combustibili fossili.Esistono oggi tre soluzioni praticabili dalpunto di vista scientifico e anche economico.Il nuovo solare termodinamico che sta rapidamenteguadagnando terreno in moltiPaesi. Si parla invece ancora poco delle biomassedi terza generazione, che permettonoun utilizzo molto più efficiente dell’energiasolare in etanolo, con un aumento fino a unfattore dieci nell’efficienza di conversionerispetto alle tecniche attuali. Infine, vannoesplorate le possibilità di utilizzare le correntimarine.Nel 2012 scade Kyoto. L’Unione Europea haperò gettato il cuore oltre l’ostacolo col suoprogramma al 2020 e spera di coinvolgereStati Uniti e i grandi Paesi in via di sviluppo.Però gran parte dei Paesi europei sonogià inadempienti oggi rispetto ai limiti diemissione concordati. E lei ha detto checomunque gli obiettivi europei sono insufficienti.È davvero possibile un cambio divelocità?Prima di tutto vorrei ricordare che moltiPaesi, tra cui la Germania, la Francia, ilRegno Unito, sono all’interno dei parametridi Kyoto. All’Unione Europea, con il suocoraggioso programma per il controllo delleemissioni, va il merito di avere messo ilproblema al centro del tavolo. È solo con ilbuon esempio che si può aspirare a coinvolgereanche gli altri Paesi in un’ottica che cifaccia realizzare che viviamo tutti sullostesso pianeta. I problemi vanno affrontatiglobalmente e il fatto che Kyoto sia solo un“appetizer” non è una scusa per non rimboccarsile maniche. Diciamo che oggi vedopiuttosto il rischio che si continui a discuterea livello teorico, mettendo in secondopiano la necessità invece urgente di preparareun concreto piano di azione basatosullo sviluppo e la diffusione di nuove tecnologieeco-compatibili.Risparmio energetico e promozione di fontirinnovabili sono altrettanto importanti. Peròla politica è fatta di scelte. È prioritarioinvestire per promuovere con agevolazionile nuove fonti, abbassandone il costo alivelli paragonabili alle energie fossili,oppure tassare le emissioni di CO2 perindurre al risparmio e aumentare il costodelle fonti inquinanti?La politica dovrebbe creare le condizioninecessarie a un reale mercato basato sulleenergie rinnovabili.Tra le fonti rinnovabili, quali sono quellepiù interessanti a livello globale? E perl’Italia?L’Italia ha un’enorme sorgente indigenanon utilizzata che è il sole. Ogni metro quadrodi terreno del Sud, e ancora più nelleregioni africane limitrofe, dove immensesuperfici desertiche sono disponibili, annualmente“produce” un barile di petrolio, chenon è poco! Tra le tecnologie che si dovrannosviluppare vanno menzionate il solaretermodinamico a concentrazione(Archimede) e l’uso del solare per la produzionedi biomasse (etanolo). Ambedue questetecnologie hanno l’importante vantaggio dipermettere l’accumulo di energia e quindi dieliminare la variabilità temporale delle sorgenticlassiche (PV ed eolico).Lei si è espresso a favore dell’energia dabiomasse. Ma può avere un ruolo significativoanche in Europa, o solo nelle aree congrandi superfici coltivabili?Oggi in Europa esistono sufficientisuperfici coltivabili che non sono sfruttate eche potrebbero aprire la via a utilizzi bioenergeticitanto in Italia che nella maggioranzadei Paesi europei. Non c’è dubbio chel’etanolo è dietro la porta oggi in USA eBrasile e domani anche in Europa.I pro e i contro del nucleare sono noti.Secondo lei le centrali di nuova generazionesono da promuovere? Realisticamente èpensabile che diano un contributo importantealla soluzione del problema?Non c’è dubbio che il nucleare continuerà aprodurre energia elettrica in quei Paesi chelo considerano accettabile e nei luoghi doveoggi si fa già ricorso a questa tecnologia.Direi che in questi Paesi, come la Francia, ilRegno Unito o gli USA, che hanno investitopesantemente nel nucleare, le centrali dinuova generazione saranno una necessitàpiù che una scelta, in quanto la vita degliimpianti attuali è ormai giunta alla suanaturale fine. Tuttavia, rimane ancora irrisoltoil problema delle scorie radioattive.Vorrei ricordare che il nucleare produceoggi nel mondo solo il 6% dell’energia. Perfare sì che esso incida in modo più significativoa livello globale in sostituzione deifossili, il nucleare dovrebbe moltiplicarsi diun grandissimo fattore, soprattutto neiPaesi in via di sviluppo, che a partire dal2010 saranno i principali produttori di CO2!Anche le nuove centrali non hanno a oggirisolto il problema legato ai rischi di proliferazione,particolarmente critici proprio inqueste aree.Quindi, a mio avviso, il nucleare di oggi nonè senza problemi e, soprattutto, con i nuovicosti previsti, non è l’asso pigliatutto. Unabuona dose di prudenza mi sembra assolutamentenecessaria.Qualche anno fa l’idrogeno per l’autotrazionesembrava una soluzione interessante evicina. Ci sembra però che gli entusiasmi sisiano raffreddati. Lei che ne pensa?Come ben noto l’idrogeno non è unanuova fonte di energia (non esiste abbondanteidrogeno libero in natura), ma unmezzo di trasporto dell’energia prodotta conaltri metodi. Le preoccupazioni sui fossiliportano alla conclusione che l’idrogenodebba essere prodotto da energie rinnovabili.Oggi non esistono ancora metodi comprovatie a costo ragionevole per sostituire massivamentein questo modo i trasporti con l’idrogeno.Personalmente io scommetterei piuttostosull’etanolo proveniente dalle biomasse:il motore a combustione interna ha ancoraun bel futuro davanti a sé!

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