Di nucleare si muore (e qualcuno sempre ci guadagna…)

14 Mar

Il rinnovato interesse manifestato nei confronti dell’energia nucleare da parte dei governi di molti paesi, fra cui quello italiano e, più recentemente, anche quello degli Stati Uniti, ha scatenato dubbi e perplessità sui possibili rischi della reintroduzione o del potenziamento delle centrali.

Gli incidenti di varia natura e gravità verificatisi in passato in strutture di questo tipo, tra cui rimane ancora nella memoria il disastro di Chernobyl del 1986, rendono infatti l’opinione pubblica particolarmente diffidente sull’utilizzo di questa tecnologia. Il rischio di incidente non è tuttavia la più significativa ricaduta negativa dell’installazione di nuove centrali: negli impianti moderni, infatti, l’utilizzo dei cosiddetti “reattori di nuova generazione” riduce notevolmente le possibilità di eventi eccezionali e contaminazioni diffuse come quelle avvenute in URSS e in altre località.

Il problema più difficile da risolvere è invece quello dello stoccaggio delle scorie: il processo di fissione nucleare produce infatti materiali di scarto ad alta radioattività, che devono essere estratti dal reattore e smaltiti in un luogo protetto. Al momento non esiste una soluzione definitiva per eliminare questi materiali, che mantengono la loro radioattività per periodi molto lunghi (anche di centinaia di migliaia di anni per alcuni elementi) e sono estremamente pericolosi per la salute. Lescorie più pericolose vengono depositate sotto terra in bunker schermati, quelle meno radioattive sono custodite in aree protette a livello del suolo. Recentemente sono stati introdotte nuove tecniche di riprocessamento che consentono di “riciclare” le scorie, riutilizzando gran parte del plutonio (l’elemento più radioattivo) ma generando a loro volta altri materiali di scarto.

Al fattore dello smaltimento delle scorie sono legate in massima parte le perplessità della comunità internazionale riguardo all’introduzione di nuove centrali. Per quanto riguarda la possibilità di incidenti, invece, il rischio attuale è molto più ridotto di alcuni anni orsono. Tuttavia, l’argomento secondo cui rinunciare alle centrali nucleari sarebbe inutile, perché un eventuale incidente nei paesi vicini provocherebbe danni anche ai territori confinanti, è pretestuoso: in realtà si stima che l’area di massimo impatto di un grave incidente nucleare vari dai 50 ai 70 km di distanza dal sito della centrale.

Uno studio shock pubblicato da tre studiosi del Centro di ricerca tedesco per la salute ambientale di Monaco di Baviera, Ralf Kusmierz, Kristina Voigt e Hagen Scherb, dimostra che ilnucleare – anche quando funziona bene e senza contaminazioni stile Chernobyl – uccide gli embrioni femminili.
Centrali nucleari nel sud della Germania e della Svizzera sarebbero responsabili di 20.000 aborti di nascituri di sesso femminile, che fino ad oggi si credeva essere del tutto spontanei.

Lo studio, che prende le mosse da un altro studio che documentava gli effetti della catastrofe di Cernobyl sulle nascite in Ucraina e nelle regioni toccate dalla contaminazione radioattiva e che evidenziava una significativa incidenza sia sul numero delle nascite che sul rapporto di nascite tra bambine e bambini, era mirato a verificare un eventuale impatto analogo anche in mancanza di incidenti  nucleari.

Esaminando il rapporto tra nascite e prossimità alle centrali nucleari, in Germania e Svizzera, i tre ricercatori hanno fatto una scoperta shocknell’ultimo quarantennio, nelle aree a 35 chilometri di distanza da 31 centrali nucleari tedesche e svizzere, il numero delle nascite di bambine risulta inferiore di 20′000  rispetto ai dati attesi, uno scarto non spiegabile statisticamente.
Sul perché 20.000 bambine risultano mancanti, sembra non rimanere quale unica spiegazione lasemplice vicinanza a centrali nucleari.
Gli studiosi hanno anche evidenzato un netto aumento dei casi di tumore infantile nelle vicinanze di centrali nucleari.

Ma cosa spiega queste 20.000 femmine mancanti all’appello nel registro delle nascite in queste regioni?
Probabilmente le attività delle centrali nucleari stesse, come il trasporto e le perdite nello smaltimento delle scorie e di taluni materiali necessari al funzionamento delle centrali nucleari, oppure i cosiddetti incidenti di “basso livello”, gli incidenti che vengono rubricati come normali guasti e comunque rientranti all’interna di quelli che sono definiti i  limiti di sicurezza.

Sicuramente uno studio che promette di avere un impatto enorme nell’opinione pubblica e che contraddice i rassicuranti studi dell’ONU e dell’AIEA sulla pericolosità effettiva del nucleare.

costi, quelli veri, del nucleare, compreso impatto su ambientegenerazioni future (es. dice niente il tema di stoccaggio delle scorie radioattive?) non li sa nessuno.
Se ci limitiamo ai costi di realizzazione, allora qualche stima più attendibile può essere fatta, ma forse nel caso del nucleare italiano nemmeno tanto.

E se a dirsi preoccupato è il quotidiano della Confindustria, il Sole24Ore, che evidenzia come costi e tempi del nucleare italiano siano fortemente condizionati dall’incertezza, allora credo che le argomentazioni come le mie, contro il nucleare in Italia, non possano certo essere bollate come ideologiche.

Si leggeva sul Sole24Ore dell’8 Settembre: “L’energia atomica come quella progettata per il “rinascimento nucleare” in Italia chiede investimenti decisamente impegnativi, non meno di 5 miliardi per ogni reattore, in cambio di uno sconto sui costi di produzione dell’elettricità capace di regalare a lungo termine un vantaggio che appare in via teorica piuttosto significativo. Ma ci sono due variabili che, accanto ai parametri finanziari del capitale necessario, possono spostare molto la soglia di convenienza per un programma atomico che partisse da zero. Le variabili determinanti sono i tempi (la costruzione e la messa in marcia) e i prezzi del mercato elettrico quando la centrale futura potrà davvero andare a tutto vapore: le tecnologia concorrenti potrebbero essere più competitive. Commento unanime di tutti gli esperti: il vero nemico dell’energia nucleare è l’incertezza. La politica ondivaga italiana è più dannosa sui costi e sull’efficacia di un programma atomico più di tutti i ribellismi antinucleari“.

Un tema, quello dei tempi e dell’incertezza che è il vero leit motiv di un interessante studio, “New Nuclear, The Economics Say No” di Citi Investment Research & Analysis (Citigroup)  che, pur pubblicato quasi un anno fa, rimane attualissimo per gli scenari disegnati.

Senza contare che alcune perplessità sull’atomo aggiuntive vengono dalla sua dubbia neutralità in termini di emissioni di C02 (le emissioni di CO2 di un impianto nucleare non sono affatto zero, ma circa il 30% di una centrale a gas) e dal fatto che l’uranio a tendere sarà insufficiente per venire incontro alla domanda delle centrali.

Ma il punto vero è un altro: è giustificabile investire così tanto su progetti così a lungo termine ben sapendo che alla consegna – che comunque può slittare e spesso slitta con enormi costi come successo di recente in Finlandia – la tecnologia potrebbe essere obsoleta e portarsi dietro costi, diretti e indiretti, esponenzialmente superiori a quanto previsto?
Chi pagherà allora il conto, sempre le generazioni future?

 

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3 Risposte to “Di nucleare si muore (e qualcuno sempre ci guadagna…)”

  1. marco ciampi 3 aprile 2011 a 08:42 #

    ELENCO INCIDENTI NUCLEARI NEL RESTO DEL MONDO E IN
    ITALIA DI CUI SI HA NOTIZIA. CI SIAMO LIMITATI AGLI INCIDENTI
    DAL 1990 IN POI, CIOE’ DA QUANDO CI VOGLIONO SPACCIARE
    IL NUCLEARE PER SICURO
    INCIDENTI NEL RESTO DEL MONDO
    1990 Germania. Infiltrazione di tritio nella stazione nucleare di Kruemmel.
    1991 Finlandia. Spegnimento manuale dovuto ad un incendio nella stazione di Olkiluoto.
    1991 Germania. Incidente durante il rifornimento di carburante nella stazione di Wuergassen.
    Febbraio 1991 – Mihama (Giappone). La centrale riversa in mare 20 tonnellate di acqua altamente radioattiva
    24 marzo 1992 – San Pietroburgo (Russia). A seguito della perdita di pressione nell’impianto di Sosnovy Bor nei pressi di San
    Pietroburgo, fuoriescono e si disperdono in atmosfera iodio e gas radioattivi.
    Novembre 1992 – Forbach (Francia). Un grave incidente nucleare causa la contaminazione radioattiva di tre operai. I dirigenti
    dell’impianto vengono accusati l’anno successivo di non aver approntato le misure di sicurezza previste.
    1992 Germania. Avaria nel sistema di raffreddamento nella centrale di Brunsbuttel.
    13 febbraio 1993 – Sellafield (Gran Bretagna). Fuga radioattiva nell’impianto di riprocessamento di Sellafield. La densità massima
    di radionuclidi dello iodio consentita viene superata di oltre tre volte.
    17 febbraio 1993 – Barsebaeck (Danimarca). Uno dei reattori della centrale di Barsebaeck viene temporaneamente fermato a
    causa della fuoriuscita accidentale di vapore radioattivo.
    Aprile 1993 – Siberia (Russia). Un incendio nel complesso chimico di Tomsk-7 colpisce un serbatoio di uranio. Risultano
    contaminati circa 1.000 ettari di terreno. La nube radioattiva si dirige verso zone disabitate.
    23 marzo 1994 – Biblis (Germania). Centrale nucleare di Biblis: una falla nel circuito primario di un reattore fa uscire liquido
    altamente contaminato.
    28 giugno 1994 – Petropavlosk (Russia). Fuga di materiale radioattivo nella baia di Seldevaia a causa della rottura di un deposito
    a Petropavlosk.
    1995 Germania. L’Alta Corte tedesca decide che la licenza di attività concessa alla stazione di Mülheim-Kärlich è illegale, a causa
    della mancata considerazione, in fase di concessione, del rischio di terremoto nella zona.
    Settembre 1995 – Kola (Mare di Barents). L’energia elettrica della centrale di Kola viene staccata per morosità e vanno fuori uso i
    sistemi di raffreddamento. Incidente solo sfiorato, grazie all’intervento del comandante della base.
    Novembre 1995 – Cernobyl (Ucraina) (scala Ines 3). Un’avaria al sistema di raffreddamento del reattore n.1 di Cernobyl causa un
    incidente nel quale la radioattività si disperde e contamina gli operai impegnati nella manutenzione.
    8 dicembre 1995 – Monju (Giappone). Due tonnellate di sodio liquido e altro materiale radioattivo fuoriescono dal reattore nucleare
    prototipo di Monju nella prefettura di Fukui a causa di un malfunzionamento al sistema di raffreddamento. L’impianto è costituito da
    un reattore autofertilizzante a neutroni veloci FBR.
    Febbraio 1996 – Dimitrovgrad (Federazione Russa). Un addetto causa la rottura della valvola di sicurezza di uno dei reattori del
    centro di ricerche atomiche di Dimitrovgrad. Fuoriesce una nube radioattiva contenente soprattutto radionuclidi di manganese.
    1997 Germania. Un treno trasportante liquido nucleare deraglia di fronte alla stazione di Kruemmel.
    Marzo 1997 – Tokaimura (Giappone). Un incendio e un’esplosione nel reattore nucleare nell’impianto di ritrattamento nucleare di
    Tokaimura contamina almeno 35 operai.
    Giugno 1997 – Arzamas (Russia). Un incidente nel centro ricerche di Arzamas porta i materiali radioattivi sull’orlo di una reazione
    a catena. Si sviluppa una nube radioattiva a seguito della quale muore il responsabile dell’esperimento.
    Luglio 1997 – La Hague (Francia). Il comune di Amburgo denuncia presenza di radioattività nell’acqua scaricata nella Manica
    dall’impianto di trattamento francese di La Hague. La Francia smentisce, ma il presidente della Commissione di controllo si d imette.
    Settembre 1997 – Urali (Russia). Sugli Urali si scontrano un trattore e un camion che trasporta isotopi radioattivi. Da due container
    fuoriesce liquido pericoloso contenente iridio 192 e cobalto 60. Nell’area la radioattività sviluppata è 25 volte superiore al limite
    consentito.
    1 maggio 1998 – Catena delle Alpi. Le autorità di controllo francesi scoprono elevati livelli di contaminazione da cesio 137 sulle
    Alpi, causati dal passaggio di rottami ferrosi provenienti dall’Europa dell’Est.
    1999, 8 Gennaio, Francia. Centrale di Cruas Meysse, 65 persone evacuate dopo che si sono accese le luci d’allarme radioattivo.
    1999, 11 Marzo, Francia. Centrale del Tricastin, un contaminato.
    1999, 16 Giugno, Russia. Centrale di Seversk, 2 contaminati per fuga radioattiva.
    1999, 23 Giugno, Ucraina. Centrale di Rivno, principio incendio.
    1999, 4 Luglio, Ucraina. Centrale di Zaporozhie (Ucraina), bloccato un reattore per precauzione.
    1999, 12 Luglio, Giappone. Centrale Tsuruga, bloccato reattore per una perdita acqua.
    1999, 17 Luglio, Ucraina. Centrale di Cernobyl, 3 operai contaminati.
    30 settembre 1999 – Tokaimura (Giappone) (scala Ines 4). Un incidente in una fabbrica di combustibile nucleare attiva una
    reazione a catena incontrollata. Viene accertato che si tratta di un errore umano: due operai hanno trattato materiali radioattivi in
    contenitori non idonei. Tre persone muoiono all’istante, mentre altre 439, di cui 119 in modo grave, vengono esposte alle
    radiazioni. Vengono ricoverati in 600 ed evacuati 320mila abitanti della zona.
    1999, 2 Ottobre, Ucraina. Centrale di Khmelitskaya, blocco del reattore per malfunzionamento.
    4 ottobre 1999 – Wolsong (Corea del Sud). Una fuoriuscita di acqua pesante durante lavori di manutenzione della Centrale di
    Wolsong causa l’esposizione alle radiazioni di 22 operai impiegati presso l’impianto.
    5 ottobre 1999 – Centrale di Loviisa (Finlandia). Viene segnalata una perdita di idrogeno nell’impianto di Loviisa, sulla costa
    Finlandese. Secondo i tecnici della centrale c’è stato un pericolo di incendio e perdite. La situazione, secondo gli addetti, è rimasta
    comunque sotto controllo.
    8 ottobre 1999 – Rokkasho (Giappone). Una piccola quantità di materiale radioattivo fuoriesce da un deposito di scorie a
    Rokkasho, nella prefettura giapponese di Aomori. Le radiazioni provengono da due fusti arrivati dalla centrale nucleare di
    Ekushima.
    20 ottobre 1999 – Superphenix (Francia). Un incidente tecnico ritarda lo smantellamento del reattore a neutroni rapidi Superphenix
    di Creys-Malville (Isere), nel Sud-Ovest della Francia. Nell’operazione di scarico del reattore un inconveniente tecnico a una
    puleggia per l’estrazione delle cartucce di combustibile arresta la fase di scarico del materiale radioattivo.
    18 novembre 1999 – Torness (Scozia). Un Tornado della Raf in esercitazione precipita in mare di fronte alla centrale nucleare di
    Torness in Scozia a meno di ottocento metri dall’impianto. Un grave incidente è sfiorato per un soffio.
    1999, 27 ottobre, USA. “I bambini statunitensi residenti vicino le centrali nucleari di New York, New Jersey e Florida hanno nei
    denti un “radioisotopo” (lo stronzio 90) che li espone ad un rischio tumore molto alto”. Così Ernest Sternglass, professore d i
    radiologia all’università di Pittsburgh ha esordito nell’ultima conferenza stampa del progetto no-profit di “radioprotezione e salute
    pubblica”. Lo sconcertante risultato è stato ottenuto dai ricercatori statunitensi che hanno analizzato 515 bambini residenti negli
    Stati di New York, New Jersey e Florida. I livelli di radioattività rilevata nei campioni, raccolti dal 1979 al 1992, erano molto vicini a
    quelli osservati a metà degli anni ’50 quando Stati Uniti e Unione Sovietica, in piena guerra fredda, si dilettavano negli esperimenti
    con le armi invisibili. Secondo i responsabili del progetto i livelli di radioattività dovevano invece essere scesi intorno allo zero. “Se
    gli esperimenti nucleari sia di superficie, sia sotterranei sono effettivamente terminati, i primi sospetti cadono sui reattori nucleari e
    sui relativi incidenti”, ha detto Sternglass, che ha aggiunto: “II mondo è troppo piccolo per gli incidenti nucleari”. I responsabili del
    progetto attribuiscono parte di questa radioattività al disastro avvenuto nel 1979 a Three Mile Island e a quello di Chernobyl nel
    1986. Ci sono documenti federali che testimoniano la fuga nucleare dal reattore di Suffolk (New York) nei primi anni ’80.
    13 dicembre 1999 – Zaporozhe (Ucraina). Il primo dei sei reattori nucleari della centrale ucraina di Zaporozhe viene fermato per il
    malfunzionamento dei uno dei segnalatori di eccessiva pressione.
    5 gennaio 2000 – Blayais (Francia) (scala Ines 2). Una tempesta provoca un incidente alla centrale di Blayais, nella Gironda, dove
    due dei quattro reattori vengono fermati. L’acqua invade alcuni locali della centra le: danneggiati pompe e circuiti importanti
    27 gennaio 2000 – Giappone. Un incidente a una installazione per il riprocessamento dell’uranio in Giappone provoca livelli di
    radiazione 15 volte superiori alla norma in un raggio di circa 1,2 miglia. Funzionari locali segnalano che almeno 21 persone sono
    state esposte alle radiazioni.
    15 febbraio 2000 – Indian Point (USA). Una piccola quantità di vapore radioattivo fuoriesce dal reattore Indian Point 2 vicino alla
    cittadina di Buchanan sul fiume Hudson, località a circa 70 chilometri da New York. La perdita di gas radioattivo costringe la società
    che gestisce l’impianto a chiudere la centrale e a dichiarare lo stato di allerta. La perdita è di circa mezzo metro cubo di vapori
    radioattivi.
    2000, 16 giugno. Germania. Gradualmente, ma senza esitazioni, la Germania metterà al bando l’energia nucleare. Una dopo
    l’altra, nell’arco di 32 anni, le 19 centrali nucleari tuttora attive sul suolo tedesco saranno chiuse. Sui tempi dello smantellamento si
    è raggiunto un compromesso: il governo chiedeva 30 anni, gli industriali 35, se ne impiegheranno 32 per ogni stabilimento. Il primo
    che chiuderà sarà il più vecchio: la centrale di Obrigheim, aperta nel 1968, si spegnerà nel 2001. L’ultima, invece, nel 2021, sarà
    quella di Neckarwestheim-II, nel Baden-Wuerttemberg, che produce 1.269 Megawatt. Inoltre entro il luglio 2005 sarà proibito il
    trattamento delle scorie nucleari. Al momento le centrali nucleari tedesche producono il 33,5 per cento del fabbisogno energetico
    nazionale.
    12 agosto del 2000 RUSSIA : il sommergibile nucleare russo Kursk affondò durante una manovra militare 1a seguito di una
    esplosione. Alla prima esplosione ne seguirono altre, percepite sia da navi militari russe coinvolte nella stessa operazione che da
    un sommergibile statunitense, nei paraggi per “spiare” l’esercitazione. Persero la vita tutti i 118 marinai a bordo, abbandonati nel
    relitto a 110 metri di profondità nel Mare di Barents, non lontano dalle coste norvegesi. Un anno dopo una compagnia olandese
    recuperò il relitto e lo trasportò in una officina militare nel porto di Murmansk, nella penisola di Kola, per essere smantel lato. I due
    reattori nucleari del sommergibile (miracolosamente intatti dopo le esplosioni) furono sistemati in un deposito all’aperto,
    2001 Germania. Esplosione di una parte dell’impianto di Brunsbuettel.
    10 aprile 2003 – Paks (Ungheria) (scala Ines 3). L’unità numero 2 del sito nucleare di Paks (costituito da quattro reattori è l’unico in
    Ungheria a 115 chilometri da Budapest) subisce il surriscaldamento e la distruzione di trenta barre di combustibile altamente
    radioattive. Solo un complesso intervento di raffreddamento scongiura il pericolo diun’esplosione nucleare, limitata ma incontrollata
    con gravi conseguenze per l’area intorno a Paks.
    17 ottobre 2003 – Arcipelago de La Maddalena (Italia). Sfiorato incidente nucleare: il sottomarino americano Hartford s’incaglia
    nella Secca dei Monaci a poche miglia dalla base di La Maddalena dove solo l’abilità del comandante riesce a portare in porto il
    mezzo avariato. Il licenziamento di alcuni militari induce a pensare che il rischio corso non sia stato risibile.
    9 agosto 2004 – Mihama (Giappone). Nel reattore numero 3 nell’impianto di Mihama, 350 chilometri a ovest di Tokyo, una falla
    provoca la fuoriuscita di vapore ad alta pressione che raggiunge i 270 gradi provoca quattro morti tra gli operai. Altri sette lavoratori
    vengono ricoverati in fin di vita. E’ l’incidente più tragico nella storia nucleare del Giappone. La centrale viene chiusa.
    9 agosto 2004 – Shimane (Giappone). Scoppia un incendio nel settore di smaltimento delle scorie in una centrale nella prefettura
    di Shimane.
    9 agosto 2004 – Ekushima-Daini (Giappone). L’impianto viene fermato per una perdita d’acqua dal generatore.
    Aprile 2005 – Sellafield (Gran Bretagna). Viene denunciata la fuoriuscita di oltre 83mila litri di liquido radioattivo in 10 mesi a causa
    di una crepatura nelle condotte e di una serie di errori tecnici.
    Maggio 2006 – Laboratori Enea di Casaccia (Italia). Fuoriuscita di plutonio, ammessa solo quattro mesi dopo, che ha
    contaminato sei persone addette allo smantellamento degli impianti.
    Maggio 2006 – Mihama (Giappone). Ennesimo incidente con fuga di 400 litri di acqua radioattiva nella ex centrale nucleare di
    Mihama.
    26 luglio 2006 – Oskarshamn (Svezia) (scala Ines 2). Corto circuito nell’impianto elettrico della centrale a 250 chilometri a sud di
    Stoccolma per cui due dei quattro generatori di riserva non sono stati in grado di accendersi. Vengono testate tutte le centrali
    nucleari del Paese e quella di Forsmark viene spenta.
    7 ottobre 2006 – Kozlodui (Bulgaria). Viene intercettato un livello di radioattività venti volte superiore ai limiti consentiti e le
    verifiche portano a scoprire una falla in una tubazione ad alta pressione. La centrale, che sorge nei pressi del Danubio, scampa a
    una gravissima avaria. Secondo la stampa locale la direzione cerca di nascondere l’accaduto e di minimizzarlo nel rapporto
    all’Agenzia nazionale dell’Energia Atomica
    28 giugno 2007 – Kruemmel (Germania). Scoppia un incendio nella centrale nucleare di Krummel, nel nord della Germania vicino
    ad Amburgo. Le fiamme raggiungono la struttura che ospita il reattore e si rende necessario fermare l’attività dell’impianto. In pochi
    mesi si verificano avarie anche nelle centrali di Forsmark, Ringhals e Brunsbuttel.Secondo il rapporto 2006 del ministero federale
    dell’Ambiente, l’impianto di Kruemmel è il più soggetto a piccoli incidenti tra le 17 centrali. Stando ai piani di uscita dal nucleare,
    fissati in una legge del 2002, il reattore dovrebbe essere spento al più tardi nel 2015.
    16 luglio 2007 – Kashiwazaki (Giappone). La centrale nucleare di Kashiwazaki-Kariwa, la più grande del mondo che fornisce
    elettricità a 20 milioni di abitanti, viene chiusa in seguito ai danneggiamenti provocati dal terremoto. L’Agenzia di controllo delle
    attività nucleari giapponesi ammette una serie di fughe radioattive dall’impianto, ma precisa che si tratta di iodio fuoriusc ito dal una
    valvola di scarico. Il direttore generale dell’AIEA, Mohammed El Baradei, dice che il sisma: “è stato più forte di quello per cui la
    centrale era stata progettata”. Il terremoto provoca un grosso incendio in un trasformatore elettrico, la fuoriuscita di 1.200 litri di
    acqua radioattiva che si riversano nel Mar del Giappone e una cinquantina di altri incidenti. Si teme che la faglia sismica attiva
    passi proprio sotto la centrale.
    4 GIUGNO 2008 – Krsko ( Slovenia) Alle ore 17.38 ora italiana il sistema d’allerta dell’Ecurie (European Community Urgent
    Radiological Information Exchange) ha ricevuto un’informativa dalla Slovenia su un incidente alla centrale nucleare di Krsko, 130
    km in linea d’aria da Trieste. La comunicazione è stata trasmessa a tutti i 27 Stati membri dell’Unione
    Le prime notizie sembrano relativamente rassicuranti: pare non via sia stata una fuoriuscita di sostanze radioattive dalla centrale.
    Sono state attivate le procedure di spegnimento del reattore, dopodiché sarà possibile, secondo un portavoce della Nek, la società
    che gestisce la centrale, verificare le cause dell’incidente.Quello che non è rassicurante è il silenzio informativo delle tv:
    praticamente su tutte le principali testate sul web la notizia campeggiava giustamente in prima pagina, ma in tv niente, niente alla
    lettera. Nessun programma è stato interrotto, nessuno ha pensato di aprire una finestra informativa. Neppure Emilio Fede che,
    quando non fa il propagandista, come giornalista sa il fatto suo e di solito su avvenimenti del genere ci si butta a pesce, bruciando
    spesso la concorrenza con ottime dirette. Eppure la notizia era ghiotta, ghiottissima, senonaltro in termini di ascolti. Ma in tv sono
    rimasti tutti zitti. Sarà forse perché il governo Berlusconi ha deciso di rilanciare il nucleare in grande stile, e questa notizia sarebbe
    stata una grandissima “seccatura”?
    Del resto non è la prima volta che la centrale slovena di Krsko è al centro di polemiche per la sua pericolosità: già nel 2005 la
    parlamentare dei verdi Luana Zanella aveva presentato una interrogazione piuttosto inquietante. Le conseguenze in caso di fall-out
    radioattivo alla centrale di Krsko sarebbero drammatiche: la nube radioattiva potrebbe raggiungere Trieste in sole due ore e,
    complessivamente, sarebbero colpite circa 30 milioni di persone di cui circa 5 milioni a rischio di vita immediato (dati forniti
    dall’associazione “Amici della Terra”).
    07-07-2008 PARIGI – L’Autorità per la sicurezza nucleare francese ha chiesto in mattinata a Socatri, società satellite del colosso
    energetico Areva, di sospendere l’attività del suo sito di trattamento nella centrale nucleare di Tricastin, nel sud della Francia, e di
    prendere “misure
    immediate di messa in sicurezza”. Dagli impianti di Socatri, a Tricastin, si era verificata lunedì scorso una fuoriuscita di acque
    contenenti uranio, con parziale riversamento nei fiumi circostanti.
    TIMORI ECOLOGISTI MA AUTORITA’ RASSICURANO – DOPO INCIDENTE AREVA SOTTO ACCUSA
    Mentre l’Autorità per la sicurezza nucleare (Asn) diffondeva messaggi rassicuranti, gia’ nei giorni scorsi le associazioni
    ambientaliste francesi erano sul piede di guerra dopo la fuoriuscita accidentale di acque di scarico contenenti uranio dalla centrale
    nucleare di Tricastin
    in due fiumi vicini. L’ associazione ecologista ‘Uscire dal nucleare’ accusa Areva, azienda proprietaria del sito, “di aver trattenuto
    deliberatamente informazioni e di fatto, aver messo volontariamente in pericolo la popolazione”, e ha annunciato una
    manifestazione sabato
    prossimo a Parigi. Parla invece di “dimostrazione che il nucleare non è un’energia pulita” Greenpeace, che aggiunge: “Nicolas
    Sarkozy chiaramente omette di precisare questo genere di ‘dettagli’ quando annuncia in pompa magna il lancio di una nuova
    centrale Epr, per cui
    Tricastin è uno dei siti possibili”. Reazioni negative anche dalla Commissione di ricerca e d’informazione indipendente sulla
    radioattività, che ha annunciato che sporgerà denuncia contro le due società filiali di Areva responsabili del sito di Tricas tin, Areva
    Cn e Socatri, rispettivametne per “la sepoltura di più di 700 tonnellate di scorie” e per “scarichi radioattivi nell’ambiente”. Da parte
    loro, i responsabili istituzionali mandano invece messaggi rassicuranti. L’Asn ha fatto sapere che i rilievi effettuati nella falda
    acquifera, in tre pozzi di pompaggio appartenenti a privati e nei corsi d’acqua in cui si sono riversate le acque all’uranio non hanno
    riscontrato “alcun elemento anormale”. Anche i tassi di radioattività rilevati nella zona,
    afferma sempre l’Asn, risultano da una serie di verifiche “in costante diminuzione da ieri sera”.
    L’INCIDENTE
    Sono state mantenute per tutta la notte di martedi’ le misure di sicurezza precauzionali nei comuni intorno alla centrale nuc leare di
    Tricastin dopo che, durante il lavaggio di una cisterna, parte di 30 metri cubi d’acqua usata, contenente 12 grammi di uranio per
    litro, era accidentalmente finita in due fiumi vicini. Divieto di attività nautiche, bagno e pesca lungo il Gauffiere e l’Auzon, blocco
    della distribuzione di acqua potabile e dei prelievi privati dai due fiumi, oltre che dell’irrigazione dei campi nelle aree interessate
    dalla fuoriuscita. La Commissione di ricerca e d’informazione indipendente sulla radioattività (Criirad) aveva denunciato la
    “mancanza di affidabilità” della centrale di Tricastin, spiegando che “il rischio sanitario è effettivamente lieve, ma questo incidente,
    non trascurabile, giunge in seguito a un numero crescente di altri incidenti, che mostrano un degrado della gestione delle scorie su
    un sito destinato invece a svilupparsi”. Criticato anche il modo di dare informazioni sull’accaduto: “l’utilizzo dell’unità di misura della
    massa (il grammo) – ha aggiunto il Criirad – invece di quella della radioattività (il becquerel) non rende conto dell’ampiezza della
    fuga”. La perdita, conclude la commissione, avrebbe riversato nei fiumi “uno scarico più di 100 volte superiore al limite annuale”. Si
    è fatta sentire anche l’organizzazione ‘Uscire dal nucleare’, secondo la quale “é impossibile che una tale fuga, contenente u ranio,
    non abbia conseguenze importanti sull’ambiente e sulla salute delle persone”.
    11-07-2008 INCENDIO NELLA CENTRALE NUCLEARE RINGHALS 11-07-2008
    STOCCOLMA- Un incendio si è verificato oggi sul tetto di una turbina nella centrale nucleare di Ringhals, situata a 60 chilometri da
    Goteborg, nella Svezia occidentale. Secondo i responsabili dell’impianto, l’incendio è stato rapidamente spento senza che il
    reattore potesse costituire in alcun momento una vera minaccia.”La nostra equipe di pompieri è riuscita a spegnere le fiamme in
    pochi minuti” ha dichiarato Gosta Larsen, portavoce della centrale. L’incendio è stato provocato dagli operai che lavoravano con
    alcune torce sul tetto dell’edificio e che hanno involontariamente dato fuoco allo stesso. “Non c’é stato niente di drammatico”, ha
    aggiunto Larsen, riconoscendo però che una fitta nube di fumo ha invaso il sistema di ventilazione della turbina, facendo scattare
    gli allarmi anti-incendioesterni che hanno provocato l’arrivo immediato di altre squadre di pompieri locali.La centrale nucleare di
    Ringhals possiede quattro reattori e produce il 20% circa dell’elettricità consumata in Svezia.
    16-07-2008 FALDA CONTAMINATA NEI PRESSI DELLA CENTRALE DI TRICASTIN
    10 giorni dopo la fuoriuscita da un impianto di acque usate contenenti 8,2 grammi al litro di uranio naturale. Il problema stavolta
    non sono però le acque auperficiali dei fiumi Gaffiere e Lauzon, in cui secondo i dati dell’Istituto di radioprotezione e sicurezza
    nucleare (Irsn) c’é una “diminuzione regolare del livello di uranio”, ma 4 punti di prelievo d’acqua in
    profondità, falde freatiche e pozzi privati, in cui la concentrazione di uranio supera la soglia massima fissata dall’Organizzazione
    mondiale della sanità di 15 microgrammi per litro.
    18/07/2008Fuoriuscite di acque contaminate 18-07-2008 Fuoriuscite di acque contaminate da elementi radioattivi, “senza impatto
    sull’ambiente”, sono state registrate in un impianto della Areva a Romans-sur-Isere, nel dipartimento della Drome, nel sud-est della
    Francia. Lo ha reso noto stamane l’Autorithy francese per la sicurezza nucleare.
    21/07/2008 Francia, nuova fuga radioattiva: 15 operai contaminati 21-07-2008Quindici operai dell’impianto nucleare di Saint Alban,
    nella regione dell’Isere (sud della Francia), sono stati contaminati dalla fuoriuscita di liquido radioattivo. Lo riferisce Electricité de
    France (Edf), l’azienda elettrica francese. «Gli operai sono stati leggermente contaminati nel corso di un intervento di
    manutenzione su un cantiere dell’unità produttiva numero due», ha indicato un responsabile della direzione. L’incidente non è stato
    classificato dall’Agenzia di sicurezza nucleare.
    23/07/2008NUCLEARE: FRANCIA, 100 OPERAI LEGGERMENTE CONTAMINATI 23-07-2008 PARIGI – Cento operai della
    centrale nucleare del Tricastin, dove alcuni giorni fa c’era stata una fuga di materiale radioattivo, sono stati contaminati
    ”leggermente” oggi da elementi fuorusciti da una
    tubatura nel reattore numero 4, fermo per manutenzione. Lo ha reso noto la direzione di EDF.
    29/07/2008 allarme a Tricastin 29-07-2008 GRENOBLE Nuovo allarme alla centrale
    nucleare di Tricastin a 40 chilometri da Avignone, nel sud della Francia. Un centinaio di impiegati sono stati sgomberati
    dall’impianto a causa dell’allarme lanciato dopo una nuova fuoruscita di polvere radioa ttiva dal reattore No4.
    02/08/2008 Nucleare: forse fuga da nave Usa 02-08-2008Acqua potenzialmente radioattiva puo’ essere fuoriuscita da un
    sommergibile nucleare americano in navigazione nel Pacifico per mesi.Lo ha reso noto in serata la CNN, riportando fondi ufficiali
    della Marina. La perdita e’ stata scoperta mentre il sommergibile nucleare, il Houston (che aveva navigato tra Guam, le Hawai i ed il
    Giappone), era in un porto delle Hawaii per la manutenzione.
    06/08/2008 incidente in francia a tricastin 06-08-2008 Tricastin, nel sud della Francia, fa parlare di sé quest’estate per un incidente,
    anzi un’anomalia: a luglio – ma si è saputo solo oggi – ci sarebbero state troppe emissioni di scorie di carbonio 14 alla fabbrica
    Socatri (Areva)
    sul sito in cui già quattro volte è scattato l’allarme. Lo ha annunciato l’ASN, Autorità di sicurezza nucleare. Si tratterebbe, in realtà,
    della prima anomalia in ordine temporale, essendo stata
    appurata il 4 luglio, durante il trattamento delle scorie. In quella fase, stando all’ASN, ci sarebbe stato “un superamento, per il mese
    di giugno, del limite di rifiuti gassosi mensili di carbonio 14″.
    21/08/2008 Pierrelatte, fuoriuscita di uranio PARIGI, 23 AGO – Una piccola fuoriuscita di uranio e’ stata scoperta due giorni fa nei
    pressi della centrale nucleare di Pierrelatte, nel sud della Francia. La fuoriuscita e’ stata rilevata da alcuni operai a lavoro su una
    canalizzazione interrata delle reti di acque della societa’ Comurhex che non era piu’ utilizzata. La prefettura del dipartimento Drome
    ha parlato di ”un impatto ambientale marginale”, dopo una ispezione dei tecnici dell’ authority per la sicurezza nucleare.
    24/08/2008incidente nucleare a Vandellos SpagnaMADRID, 24 AGO – L’impianto nucleare Vandellos II in Catalogna, nel nord-est
    della Spagna, e’ stato fermato per un incendio, che e’ stato domato. Secondo le autorita’ spagnole ‘alle 08:49 un incendio e’
    divampato nel generatore elettrico, e alle 10:30 e’ stato completamente spento. Tutti i sistemi di sicurezza dell’impianto hanno
    funzionato come previsto, e ora la centrale e’ ferma e in condizioni stabili’. L’impianto e’ stato costruito nel 1980, la sua
    autorizzazione scade nel 2010.
    26/08/2008 Fleurus, Fuga radioattiva verificatasi in un istituto che produce radioisotopi per uso medico a Fleurus, località ad una
    cinquantina di chilometri a sud di Bruxelles, nella zona di Charleroi. L’incidente risale allo scorso fine settimana, ma solo ora le
    autorità competenti hanno deciso di avvertire la popolazione. Per le vie della cittadina di Fleurus – circa 20 mila abitanti -, per
    iniziativa del sindaco, auto della polizia con altoparlanti hanno diffuso appelli alla prudenza, raccomandando agli abitanti, che
    vivono entro un raggio di cinque chilometri dal luogo dove è avvenuta la fuga, di non consumare la frutta e la verdura dei loro
    giardini, né di bere l’acqua piovana o il latte delle loro fattorie fino ad un nuovo ordine. , l’incidente era stato classificato al livello 3
    (guasto grave) della scala internazionale Ines, che comprende 7 livelli
    24/09/2008 CHERBOURG (FRANCIA) – Un incidente nucleare di “livello 1” su una scala internazionale da 0 a 7, con un
    “versamento di materiale”, è avvenuto all’interno di un impianto per il riprocessamento del combustibile atomico a La Hague, nella
    regione della Normandia, nel nord-ovest della Francia. Lo rende noto il gruppo nucleare Areva che gestisce l’impianto,
    aggiungendo che l’incidente “non ha avuto alcuna conseguenza sul personale né sull’ambiente”.
    L’incidente, fa sapere l’Areva, è avvenuto il 24 settembre scorso. comunicato il 10/10/2008
    La società in un comunicato scrive che l’incidente è “accaduto durante il riempimento di un contenitore di plutonio” ed è consistito
    nello “straripamento del contenitore”. “Il materiale (fuoriuscito) è rimasto confinato all’interno del perimetro all’interno del quale si
    svolgeva l’operazione. I lavori di riempimento è stata interrotta e il materiale (fuoriuscito) è stato recuperato”, scrive Areva.
    Si tratta del quarto incidente di livello 1 registrato nello stesso stabilimento dall’inizio del 2008.
    06/11/2009 PARIGI, 6 NOV – FRANCIAUn incidente si e’ verificato nella centrale nucleare francese di Tricastin, durante la
    ricarica di una parte delle barre di uranio. Le operazioni di manutenzione al reattore numero 2 della centrale sono state quindi
    sospese. Il gruppo Edf spiega che l’edificio che ospita il reattore ‘e’ stato bloccato per motivi di prevenzione e e’ stata d isposta una
    vigilanza continua. La direzione della centrale propone di classificare l’evento al livello 1′ su una scala da 0 a 7.
    22 nov 2009. Washington, – Una fuga radioattiva nella famigerata centrale nucleare di Three Mile Islan, teatro nel 1979 del
    peggiore incidente negli Usa, ha esposto 20 dipendenti a un “basso livello” di contaminazione. Lo riferisce il sito web del New York
    Daily News secondo cui l’operaio piu’ colpito ha ricevuto una dose di 16 millirem, mentre il limite annuo non considerato per icoloso
    e’ pari a 2.000 millirem. L’incidente si e’ verificato alla 16 locali di sabato nel primo reattore.
    Alcuni lavoratori stavano tagliando delle condutture nell’impianto in Pennsylvania e’ risuonato l’allarme facendo evacuare i 150
    lavoratori presenti. All’esterno dell’impianto non si e’ registrata al momento alcuna contaminazione. Il 29 marzo 1979 la parziale
    fusione del nocciolo del secondo reattore causo’ la fuoriuscita di 13 milioni di curie che pero’ non causarono alcuna vittima.
    L’incidente blocco’ la costruzione di nuove centrali negli Usa
    29 nov 2009 Kaiga ( INDIA),
    Le autorità indiane hanno aperto un’indagine sulla fuoriuscita di una sostanza radioattiva nell’acqua potabile in un impianto di
    energia nucleare nel sud del paese. In particolare si sta cercando di capire come un perdita di tritio che ha inquinato l’acqua
    potabile, si sia potuta verificare nell’impianto di Kaiga (450 km da Bangalore), dopo che almeno 55 operai hanno dovuto essere
    trattati in ospedale per eccessiva esposizione alle radiazioni. L’impianto di Kaiga è considerato ad “alta sicurezza” e le autorità
    indiane pensano che la perdita potrebbe essere stata “causata deliberatamente”. La fuoriuscita di materiale radioattivo, hann o
    specificato gli inquirenti, non ha interessato né l’ambiente né la popolazione della zona.
    27 agosto 2010 Aleksandrovsk, RUSSIA Secondo il Barents Observer, ci sarebbe un aumento del livello di radiazioni dopo
    l’incendio che si è sviluppato in un cantiere navale russo nella penisola di Kola implicato nella demolizione di materiale mi litare
    nucleare e rifiuti radioattivi. I norvegesi lamentano il fatto di non essere stati avvisati dai russi dell’incidente che è scoppiato il 27
    agosto nel cantiere 10 in Aleksandrovsk, precedentemente conosciuto come Polyarny, e che ci sono volute circa due ore per
    domare l’incendio, almeno a leggere quel che scrive il giornale Novaya Gazeta. Non ci sarebbero feriti, ma nessuno sa quali danni
    siano stati fatti dal fuoco che ha distrutto terminal di arrivo dei fusti radioattivi destinati allo smaltimento.
    25 ottobre 2010 USA FIUME Mohawk.
    Il Department of environmental conservation (Dec) Usa ha reso noto che ad ottobre almeno 640 galloni di acque reflue
    contaminate fuoriuscite dal Knolls atomic power laboratory sono finite attraverso uno scarico nel fiume Mohawk. L’acqua
    contaminata conteneva cesio 137, stronzio 90, uranio e plutonio e il Dec ha spiegato che è finita nel fiume per lo straripamento di
    un canale sotterraneo drenante,
    11 marzo 2011 Onagawa Giappone centrale nucleare in fiamme
    Continua a salire il bilancio delle vittime del terremoto che ha colpito il Giappone, arrivato a 32. Ma in questo momento l’emergenza
    più pressante è quella nucleare. Nonostante quattro centrali siano state chiuse c’è un principio di incendio in quella di Onagawa,
    nella prefettura di Miyag. Il problema maggiore è che non c’è abbastanza elettricità per raffreddare i noccioli delle centrali, che si
    stanno rapidamente surriscaldando in quanto il terremoto ha messo fuori uso gli impianti di raffreddamento. Per ora non ci sono
    segnalazioni di perdite di materiali radiattivi, ma il Primo Ministro Naoto Kan ha lanciato un allarme nucleare, confermato
    dall’Agenzia atomica dell’Onu
    12 marzo 2011 INCIDENTI NUCLEARI : GIAPPONE esplosione centrale FukushimaAlcuni impiegati della centrale nucleare di
    Fukushima sono stati feriti da un’esplosione, che avrebbe polverizzato la gabbia di contenimento di uno dei reattori. Lo rife risce la
    tv pubblica Nhk, spiegando che una colonna di fumo bianco sembra venir fuori dall’impianto, che ha gia’ problemi di
    raffreddamento. Poco prima dell’esplosione l’Agenzia nipponica sulla sicurezza nucleare aveva annunciato il successo delle
    operazioni di riduzione della pressione nel reattore.
    INCIDENTI NUCLEARI IN ITALIA FINO A OGGI
    ……..nessuno
    DA DOMANI IN POI DIPENDE ANCHE DA TE:
    non disertare il referendum di giugno vota SI contro il nucleare
    Una centrale nucleare produce diverse sostanze radioattive di breve, media e lunga durata, alcuni
    con un’emivita, tempo di dimezzamento di un isotopo radioattivo, che vanno oltre la nostra
    immaginazione.
    Plutonio e il Faraone
    Se il faraone Cheope 4550 anni fa avesse costruito una centrale nucleare invece della piramide,
    ancora oggi ne subiremmo le conseguenze. In soli quattro anni, una centrale nucleare produce
    1000 chilogrammi di scorie di plutonio. Dal tempo di Cheope a oggi, dei mille chili di plutonio 239
    prodotti dalla centrale in questione, ne rimarrebbero ancora 877. E per ridurre questa tonnellata di
    plutonio a un solo chilo, dovremmo aspettare l’anno 236.550.
    L’industria nucleare ha creato una fonte di pericolo inimmaginabile, che peserà come una
    spada di Damocle per un numero incalcolabile di generazioni.
    La sostanza più velenosa al mondo
    Plutonio, ironicamente intitolato a Pluto, il dio greco dei morti, è la sostanza più tossica esistente al
    mondo. La radiazione alfa emessa dal plutonio non penetra attraverso la pelle, ma se viene
    inalato bastano pochi microgrammi (milionesi di grammo) per danneggiare irreversibilmente
    scheletro, fegato e polmoni, procurando la morte.
    Di seguito una tabella con l’emivita delle diverse scorie che una centrale nucleare può
    produrre
    NUCLEARE O SOLARE?
    Riflettendo sui dati che il Ministro Romani ha sciorinato
    durante un suo intervento durante la popolare trasmissione
    televisiva “Striscia la Notizia”. Il professore di fisica Ruggero Da
    Ros, che ha posto la questione anche ai suoi studenti, ci tiene a
    precisare che 25.000 MW che potrebbero essere installati in 4
    anni (più gli 8.000 già installati) costerebbero agli italiani 140
    miliardi di euro in 20 anni, ma fornirebbero la stessa energia di
    4 centrali nucleari, che saranno pronte tra non meno di sette
    anni e che NON costerebbero meno di 140 miliardi di euro.
    Allora, sostiene il professore , la domanda da fare agli italiani
    dovrebbe essere questa: per avere la stessa energia siete
    disposti a spendere 140 miliardi di euro per il fotovoltaico o
    per il nucleare ?
    Chi ha tutto l’interesse a pilotare appalti e intascare tangenti
    non ha dubbi, a lui conviene il nucleare!
    Ma a te?
    12 giugno referendum contro il nucleare, vota SI per abrogare il ritorno alla
    follia
    Il

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