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13 Mag

pubblicato il 7 maggio 2010 alle 15:30dallo stesso autore – torna alla home

Da qualche settimana, una donna rischia l’espulsione dal Regno Unito verso l’ Iran dove l’attende la pena capitale. Il regime la impiccherà per la sua dichiarata omosessualità.

Come tratti gay e lesbiche il regime di Ahmadinejad, sta scritto nelle sentenze dei Tribunali e nelle pene capitali che regolarmente vengono applicate contro di loro. Suscitò orrore, in tutto l’Occidente, l’immagine dell’impiccagione di Mahmoud AsgariAyaz Marhoni, due 20060301162344 iran gay Una firma per salvare Kiana Firouz, attrice lesbica iranianaadolescenti accusati di atti omosessuali. Era il 19 luglio 2005. Da allora, altre pene capitali sono state eseguite, senza che neppure le ong che si battono per i diritti civili, ne sapessero nulla se non a esecuzione avvenuta.

SCAPPARE VIA – Per gliomosessuali, spesso, l’unica salvezza è fuggire all’estero, in Paesi dove l’omosessualità è tollerata o protetta. Così ha fattoKiana Firouz, una donna iraniana di 27 anni, attrice di professione, originaria di Teheran. Kiana è anche una ragazza che ama altre ragazze e come lesbica, nel suo Paese verrebbe imprigionata, torturata e messa alla forca. Attualmente, la ragazza è ospite nel Regno Unito, ma rischia l’espulsione con le conseguenze che abbiamo detto. Del suo caso, come è avvenuto per altri, se ne stanno occupando anche organizzazioni umanitarie come ilGruppo EveryOneAmnesty International, perché Kiana abbia protezione e riparo in Gran Bretagna dove attualmente si trova.

CUL DE SAC – L’attrice è seriamente in pericolo, anche a causa di un documentario “Cul de Sac” che Kiana aveva prodotto in Iran, sulla condizione di lesbiche e gay sotto il regime di Ahmadinejad. Il filmato era finito nelle mani dell’intelligence iraniana che aveva iniziato a minacciare seriamente l’artista. Da lì la decisione di fuggire da Teheran e andare nella più democratica Inghilterra. La sua richiesta di asilo è stata però rigettata dall’Home Office, nonostante il Ministero britannico abbia preso atto della sua condizione di omosessuale perseguitata e conosca bene la legge islamica, che considera l’omosessualità quale uno tra i peggiori reati, punibile con la forca. Va ricordato che in Iran, l’attuale legge prevede per una donna lesbica, adulta e consenziente, la pena a cento frustate. Se l’atto è perpetrato per tre volte e la punizione è inferta in ciascuna occasione, la condanna a morte si applica alla quarta volta. Per Kiana poco contano i numeri, vale molto quel documentarioche non la salverebbe dall’impiccagione.

LA PETIZIONE – Il ricorso in tribunale dopo la decisione dell’Home Office ha avuto esito negativo e ora, secondo gli avvocati di Kiana, non resta che la mobilitazione e l’appello al giudice. In merito alla sua partecipazione al film incriminato, Kiana aveva dichiarato in una intervista: “Per me era fondamentale prendere parte a quel film. Come donna omosessuale iraniana, credo che nulla, meglio di un film, possa rendere l’idea di quali difficoltà vivano ogni giorno sulla propria pelle le lesbiche del mio Paese. Quel film contiene scene di sesso che già basterebbero per una condanna a morte, se fossi rimandata in Iran. Ora, la mia unica speranza rimane la mobilitazione del mondo LGBT”.Credo, invece, serva la mobilitazione di tutta la società civile, oltre a quella dell’universo LGBT (Lesbico, Gay, Bisessuale, Transessuale ndr.). Il Gruppo EveryOne, organizzazione internazionale per i Diritti Umani che, tra gli altri, nel Regno Unito ha già curato i casi di asilo per la lesbica Pegah Emambakhsh, che rischiava il rimpatrio da Londra a Teheran nel 2007, e per il gay iraniano Mehdi Kazemi, fa appello al Governo britannico e alle forze democratiche dell’Unione europea, nonché all’Alto Commissario ONU per i Rifugiati Antonio Guterres, affinché a Kiana Firouz sia garantita immediatamente la più adeguata protezione umanitaria e venga scongiurata in via definitiva una sua deportazione in Iran, dove certamente sarebbe messa a morte. Salvare la vita di Kiana Firouz è necessario e obbligatorio. Lei stessa ha messo in rete una petizione che tutti possono firmare, a questo indirizzo:www.petitiononline.com/kianaf/petition.html. Speriamo che la vicenda di Kiana possa risolversipresto e con esito positivo per la giovane donna.


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