into the wild

4 Mag

Per secoli, filosofi, scienziati, psicologi ed economisti hanno contribuito a diffondere l’idea che l’essere umano sia per natura aggressivo e utilitarista, teso principalmente al soddisfacimento egoistico dei propri bisogni e al guadagno materiale. La storia, quindi, non sarebbe altro che una lotta senza quartiere tra individui isolati, solo occasionalmente uniti da ragioni di mera utilità e profitto. Ma negli ultimi decenni alcune sensazionali scoperte nel campo della biologia e delle neuroscienze hanno messo in dubbio questa tesi e hanno dimostrato, al contrario, che uomini e donne manifestano fin dalla più tenera età la capacità di relazionarsi con gli altri in maniera empatica, percependone i sentimenti, in particolare la sofferenza, come se fossero i propri. Alla luce di questo nuovo approccio, Jeremy Rifkin propone una radicale rilettura del corso degli eventi umani. Se nel mondo agricolo la coscienza era governata dalla fede e in quello industriale dalla ragione, con la globalizzazione e la transizione all’era dell’informazione, si fonderà sull’empatia, ovvero sulla capacità di immedesimarsi nello stato d’animo o nella situazione di un’altra persona. Tale risultato è stato però ottenuto a caro prezzo: per crescere e prosperare, società via via più complesse e sofisticate hanno richiesto sempre maggiori quantità di energia e risorse naturali, imponendo un pesante tributo all’ambiente sotto forma di un notevole aumento dell’entropia.

jeremy rifkyn

I nuovi falsi (e pericolosi) ambientalisti prendono sempre più piede nel nostro paese. La scelta energetica di ritorno al nucleare, l’estensione del calendario venatorio, l’aumento delle cubature come misura anti crisi al disastro economico, la sufficienza con la quale vengono trattate le energie rinnovabili, la devastazione ed il consumo di territorio, le inutili grandi opere sono tutti aspetti di mal governo perseguiti a destra ed a sinistra. Ma, ciononostante, tutti si dicono “ambientalisti“. Non esiste programma elettorale che non rechi la voce “ambiente”, nessun politico si sogna di dire che sacrificherebbe l’ecosistema a scapito della ricchezza, ognuno si racconta a favore della flora e della fauna. Ed allora chissà come mai quotidianamente assistiamo a disastri ambientali e di conseguenza sociali più o meno gravi o più o meno noti. Lo stesso Obama, che aveva fatto sua la battaglia verde durante la campagna per l’elezione presidenziale, ha ceduto alle lobby di potere. Il disastro lo abbiamo sotto gli occhi e poco importa che BP paghi i danni. Esistono danni incolmabili. Lo stesso movimento dei Verdi, diventato partito, è crollato tragicamente nel nostro paese. In nazioni più evolute (e con politici più seri di Pecoraro e banda) si muovono decisamente meglio ma la necessità globale, oggi più che mai, sta nel fatto che esiste la necessità di costruzione di una vera lobby verde, unico meccanismo, salvo la rivoluzione, che possa incidere sulle scelte della politica.

Il movimento verde, ambientalista, in Italia ha cominciato a morire quando è entrato nelle istituzioni. Sembra un paradosso ma tant’è. E la sua morte ha generato la diaspora di un sacco di intelligenze, la dispersione di idee, il crollo di una potenziale forza d’urto nell’incidere sulle scelte della politica nazionale.

Oggi tutti parlano, dicevamo, di ambientalismo ma nei fatti nessuno lo è davvero. per quanto la politica si sia allontanata dalle persone e si possa dire che qualcuno vince davvero le elezioni anche se il 40 per cento degli elettori non va più a votare, esiste la reale necessità che qualcosa prenda forma, facendo ammenda degli errori commessi. Una forza che faccia della parola “ECOLOGIA” un modo di vivere e di comportarsi in rispetto alla Terra, alla Vita, alla Convivenza. Abbiamo solo un mondo e sta morendo con noi.

Chris McCandless

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