il Diritto Canonico circa il peccato di pedofilia

2 Mag

Ottobre 2006, Irlanda, uno dei Paesi più colpiti: il Pontefice parla di «enormi crimini» di fronte ai quali «è urgente adottare misure perché non si ripetano» e tra questa misure indica la necessità di «garantire che i principi di giustizia siano pienamente rispettati»;[27]
Aprile 2008, Usa: esprime «profonda vergogna»[28] e, su iniziativa del cardinale di Boston, riceve cinque «vittime».
19 luglio 2008, Giornata Mondiale della Gioventù, Sydney: «Le vittime devono ricevere compassione e cura e i responsabili di questi mali devono essere portati davanti alla giustizia.» Oltre a questa nuova dichiarazione, ribadisce l’invito a: «riconoscere la vergogna che tutti abbiamo sentito a seguito degli abusi sessuali sui minori da parte di alcuni sacerdoti o religiosi di questa nazione. Sono profondamente dispiaciuto per il dolore e la sofferenza che le vittime hanno sopportato e assicuro che, come i loro pastori, anche io condivido la loro sofferenza».[29] Come ultimo gesto prima di lasciare l’Australia a conclusione della 23ª Giornata mondiale della Gioventù, Benedetto XVI ha incontrato un gruppo rappresentativo (due uomini e due donne) di coloro che hanno subito abusi sessuali da parte del clero.
marzo 2010. Mons Giuseppe Versaldi commenta lo scandalo degli abusi sui minori Zenit
I documenti elaborati in precedenza si spingevano a un invito a «collaborare con la giustizia», su richiesta dell’autorità e ad indagini avviate, non parlando di obbligo di intraprendere un’iniziativa penale.
La pena perpetua di dimissione dallo stato clericale è la massima sanzione che il Tribunale Canonico può infliggere per qualsiasi reato contemplato nel diritto canonico.[senza fonte]
Il 12 Aprile 2010, il Vaticano pubblica una nota esplicativa della De delictis gravioribus del 2001, nella quale si chiarisce il rapporto con le leggi civili in materia di pedofilia. Dove le leggi lo prevedano, i vescovi sono obbligati a denunciare i fatti di pedofilia alle autorità preposte; se un ecclesiastico è stato riconosciuto colpevole da un tribunale civile, vi sono gli estremi per un decreto papale di riduzione allo stato laicale, senza processo canonico e senza possibilità di revoca. In questo modo, si realizza un primo riconoscimento in materia delle leggi e dei tribunali non ecclesiastici. E’ il primo documento che afferma il principio della collaborazione con le autorità giudiziarie. Viene poi superato l segreto pontificio, almeno in parte quando le leggi obbligano gli ecclesiastici, in qualità di cittadini, alla denuncia dei casi di pedofilia.
Nulla è indicato in merito agli ecclesiastici, che di propria iniziativa, esercitando la libertà di coscienza, anche negli Stati in cui non sia obbligatorio denunciare fatti di pedofilia, denuncino altri ecclesiastici, o presenzino contro di loro come testimoni nei tribunali civili. non vi sono accenni alla questione del trasferimento di diocesi o parrocchia per i pedofili: nessuna sanzione è prevista per i vescovi che si limitino a trasferire in altra diocesi i sospetti pedofili, nè vige un obbligo di comunicazione “orizzontale” fra la diocesi di origine e quella di destinazione.
Il vescovo può limitare preventivamente la libertà di azione dei prelati sospettati di pedofilia, in particolare le loro attività con i bambini. L’enciclica De delictis gravioribus, datata 18 maggio 2001 e rivolta a tutti i vescovi del pianeta, vieta gli ecclesiastici di testimoniare in tribunali civili, pena la loro scomunica. Il documento afferma che «nei Tribunali costituiti presso gli ordinari o i membri delle gerarchie cattoliche solamente i sacerdoti possono validamente svolgere le funzioni di giudice, promotore di giustizia, notaio e difensore» ribadendo che «le cause di questo tipo sono soggette al segreto pontificio» e che si sarebbero dovuti attendere 10 anni, da quando le vittime avessero compiuto la maggiore età, per rivelare le accuse (ottenendo in questo modo la prescrizione dei reati, a quel punto non più perseguibili). Secondo il testo della Crimen sollicitationis, il segreto è perpetuo e si estende anche dopo il termine del processo e la sentenza definitiva del tribunale canonico, e dunque non è un mero segreto processuale.
La Crimen sollicitationis obbliga, a pena di scomunica, il colpevole,chi ha subito le molestie, o chiunque abbia notizie certi su episodi di abuso sessuale a denunciarli al Tribunale Canonico o al sacerdote, comunque ad autorità ecclesiastiche, non civili. La Crimen sollicitationis del 1962 è stata superata dalla riforma del Codice di Diritto Canonico del 1983.

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