Tavo Burat: Gesù anticlericale?

23 Apr


Vi sono vari passi dell’evangelo che testimoniano quanto Gesù sia lontano dalla religiosità
incompatibile con la fede autentica. Gesù non se la prende con i miscredenti, con gli atei (come
invece fa il grande sacerdote che pur si presenta come suo vicario), ma fulmina i religiosi: “Guai a
voi scribi e farisei ipocriti, simili a sepolcri imbiancati, perché chiudete il regno dei cieli dinnanzi
alla gente: né vi entrate voi, né lasciate entrare coloro che cercano di entrarvi”. Né risparmia il
fanatismo missionario: “Guai a voi, perché scorrete mari e terre per fare un proselita…” (Matteo 23:
13-15, 2).
Perché scribi e farisei chiudono agli uomini il Regno di Dio? Non certamente perché atei, perché
indifferenti alla divinità che venerano; non per mancanza di pietà. Adempiono infatti con scrupolo
alle formalità del culto. Il motivo? Gesù non considera la pratica religiosa la via per il Regno. Gesù
è un credente, non un praticante. Tant’è vero che giunge a contestare il sabato: l’uomo non è stato
creato per il sabato, ma il sabato per l’uomo. Il “praticante devoto” situa Dio al vertice della
gerarchia: l’uomo deve servire la divinità, rendendole onore. Gesù si oppone a questa tradizione,
comune a tutte le religioni. Inverte l’ordine dei fattori. Il Dio-Gesù è al servizio dell’uomo: qui sta
la straordinaria originalità del cristianesimo. L’accesso al Regno è praticare la giustizia, perdonare
le offese, amare: la fede autentica non è la religione. E’ la legge e l’insegnamento dei profeti: Mosè
promulgatore della legge e i profeti erano preoccupati della sorte dei loro simili: il loro era un
intervento umanitario. Con Mosè, Dio è un benefattore a beneficio degli uomini, ma i suoi
successori, ad eccezione dei profeti, instaurarono un’altra corrente spirituale e la preoccupazione
essenziale non fu più la sorte dell’uomo sulla terra, ma, come nel paganesimo, diventa la divinità, e
ciò è idolatria.
Allora l’insegnante, il testimonio, diventa sacerdote: egli non insegna più la pratica dell’amore
fraterno, la giustizia, la solidarietà reciproca, la concordia, la misericordia. Invece di fare dei
credenti degli umanitari, ne fa dei pii devoti, e così li perverte: ne forma degli intolleranti che,
l’orgoglio di detenere la verità, rende malvagi, inquisitori che non esitano a perseguitare i
contestatori, gli eretici.
E i profeti diventano vittime dei sacerdoti (“voi costruite delle tombe ai profeti”, Luca 11: 47-52); e
Gesù subirà quella stessa sorte.
Per questo noi evangelici valdesi crediamo nel sacerdozio universale di donne e uomini, dove ogni
credente è testimonio, e rifiutiamo la casta di chi pretende di requisire Dio.
Tratto da: “La Stella del Mattino”, n.2 – aprile/giugno 2009

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